La più grande centrale solare italiana è entrata in funzione alla fine del 2009 a Montalto di Castro, in provincia di Viterbo. La produzione attuale di 24 megawatt, che la rende una delle più grandi in Europa, potrebbe passare a 100 mw entro il 2010. L'impianto è a impatto zero sull'ambiente e non c'è stata sottrazione di terreni per l'agricoltura e l'allevamento, essendo una zona inquinata dal punto di vista elettromagnetico. Infine, la società americana SunEdison ha avviato la costruzione del più grande parco fotovoltaico a livello europeo in provincia di Rovigo. Una megastruttura che si estenderà per 850 mila metri quadrati e che produrrà fino a 72 mw.[fonte: studio tecnico vairo] La produzione di energia inizierà nella seconda metà del 2010, per raggiungere piena operatività entro la fine dell’anno. Nel primo anno di attività, il sistema produrrà energia in quantita’ equivalente al fabbisogno di oltre 17mila famiglie, con un risparmio annuo di quasi 41mila tonnellate di CO2, paragonabile all’eliminazione dalle strade di 8.000 automobili.
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lunedì 12 luglio 2010
mercoledì 16 giugno 2010
Ma il Ministro ha qualche dubbio...
Riguardo alle richieste dell'UE e al piano di azione nazionale, il Ministro dell' Ambiente Stefania Prestigiacomo però ha affermato che l'Italia non è assolutamente disponibile ad avvallare il passaggio unilaterale dal 20% al 30% di riduzione del C02 entro il 2020 ipotizzato dal Consiglio Ambiente della Ue, a differenza dei ministri dell'ambiente di Francia e Germania che hanno invece espresso un forte appoggio alla possibilità che la Ue decida sforzi supplementari. Ha detto: "Con il risultato di Copenaghen, è evidente che le condizioni per passare dal 20 al 30% non ci sono, il passaggio non è perseguibile oggi per via della crisi economica mondiale che colpisce duramente anche l'Europa. E' fuori dal mondo continuare a sentire proposte di passaggio in maniera unilaterale, sganciandolo addirittura dall'accordo e dal negoziato globale''. Se il consiglio andrà avanti su questa strada sarà destinato a dividersi. Ciò non significherebbe negare la necessità di andare avanti, ma di pensare ad una tempistica diversa.
Wwf, Greenpeace e Legambiente, sottolineano invece che la politica italiana, che si contraddistingue per una completa assenza di strategia e per provvedimenti contraddittori che stanno facendo perdere al paese tempo prezioso, sta producendo enormi danni, rischiando di far perdere il treno della ripresa verso una nuova economia: tale modello va corretto e non esportato a livello europeo. Ne è un esempio l'idea di tornare al nucleare: una fonte rischiosa, impopolare (secondo gli ultimi sondaggi il 67,7% degli italiani è contrario) e che farebbe sprecare tempo e risorse nella lotta contro i cambiamenti climatici. La crisi economica c'è (e questo è un dato a volte negato), ma mi chiedo se davvero non permetta di ipotizzare la via alle fonti alternative, che potrebbe essere sia un effetto che una causa.
martedì 15 giugno 2010
Cosa deve succedere nei prossimi 9 anni
Il Piano di Azione Nazionale per le energie rinnovabili, risposta da tempo attesa alle direttive UE, è stato finalmente pubblicato in bozza; sarà posto in consultazione fino al 29 giugno, poi trasmesso alla Commissione europea. Nella bozza viene introdotto l'obiettivo per l'Italia di coprire entro il 2020 con le fonti energetiche rinnovabili il 17% dei consumi energetici nazionali, con la quota del 6,38% del consumo energetico del settore trasporti, del 28,97% per l’elettricità e del 15,83% per il riscaldamento e il raffreddamento.
L'apporto delle rinnovabili alla generazione elettrica dovrà quindi passare dal 16% a quasi il 29%, con l'idroelettrico che dovrà contribuire per l'11,49% dei consumi elettrici, seguito dall'eolico (6,59%, cioè dieci volte l'apporto attuale), biomasse (5,74%, pari al doppio), solare (3,1% rispetto all'attuale 0,01%), geotermia (2,05% contro l'attuale 1,5%).
[fonte: casaclima]
domenica 13 giugno 2010
L'Europa unica dell'energia?
Il Presidente del Parlamento Europeo Buzek ha incitato alla creazione di una nuova Comunità europea formata anche da un mercato unico per l'energia e una rete di distribuzione integrata, con un sistema di stabilizzazione dei prezzi e con un'enfasi sulle politiche d'innovazione. “Dobbiamo attuare la legislazione esistente, ma anche aggiungere più carne al fuoco” ha detto, chiedendo il sostegno dei governi nazionali a tale iniziativa. I punti principali sono l'interconnessione delle reti di distribuzione nazionali e la creazione di un fondo comune per la ricerca e lo sviluppo di fonti alternative e di gruppi d'acquisto di petrolio e gas da fornitori stranieri. Per il Presidente del Senato spagnolo Rojo Garcia l'energia può avere e avrà una forte influenza su come sarà rinnovata la struttura dell'Ue: “Esiste un reale bisogno per un tale progetto ed è urgente”. Rojo Garcia ha anche assicurato che la politica energetica dell'Unione sarà “sicura e pulita per il benessere dell'Ue e dei cittadini europei”, grazie a reti di distribuzione interconnesse e meccanismi di controllo di mercato più efficaci.
La sicurezza energetica è un elemento essenziale per garantire l'efficienza di un mercato unico per l'energia, e permetterebbe di evitare situazioni ormai da molte settimane sulle prime pagine dei giornali di tutti gli stati membri... Inoltre servirebbe, in strat up, un sistema di reti distributive integrato che avrebbe come effetto l'abbassamento dei prezzi energetici con immediato vantaggio per il consumatore europeo. Una migliore efficienza energetica migliorerebbe inoltre la competitività del settore, e i fornitori d'energia potrebbero così investire in fonti alternative.
venerdì 11 giugno 2010
Senato: proposte innovative per le fonti energetiche
In questi giorni di gran fermento è stato presentato in Senato un disegno di legge sulle fonti energetiche di cui stiamo parlando in questi giorni. A quanto pare, la proposta legislativa punta a favorire il miglioramento dell’efficienza energetica nel settore dei consumi civili, che assorbono poco meno di un terzo dell’intero fabbisogno energetico nazionale; inoltre vuole semplificare le procedure per la realizzazione di impianti di produzione d’energia alimentati da fonti rinnovabili e promuovere un uso più razionale dell’acqua nel settore civile.
Diverse le proposte interessanti. L’articolo 2 introduce il principio che gli impianti che producono energia da fonti rinnovabili siano considerati strutture di pubblica utilità e quindi non sottoposti alle tassazioni comunali.
L’articolo 5 prevede che negli edifici di nuova costruzione e in quelli sottoposti a ristrutturazioni radicali, almeno il 50% del fabbisogno energetico provenga da impianti alimentati da fonti rinnovabili (fatti salvi i limiti conseguenti da vincoli ambientali, paesaggistici o relativi alla salvaguardia dei beni culturali), e al comma 2, che tutti gli edifici di proprietà pubblica siano sottoposti entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore della legge ad audit energetico-ambientale che ne accerti il rendimento energetico e definisca costi e tempi di ammortamento degli interventi necessari a portare i consumi di energia primaria entro gli indici di prestazione energetica attualmente in vigore.
Altre ancora le proposte interessanti, che vanno a interessare maggiormente gli utenti finali e che complicheranno un po' la vita alle PA, sempre che tutto vada in porto.
mercoledì 9 giugno 2010
Alcune proposte concrete
L'agricoltura, spiega il parlamentare leghista Giampaolo Dozzo, può fornire un contributo significativo alla produzione alternativa di energia, ma anche come 'ambiente ospitante' per impianti eolici e solari, più semplici da collocare nelle aree rurali. Naturalmente, e anche qui le forze politiche parlano con una voce sola, serve l'incentivo fiscale per invogliare ad investire nelle rinnovabili: per questo, in tutte le proposte è previsto che l'energia di origine agricola reimpiegata nell'impresa agricola sia esente da qualunque accisa.
Il deputato Guglielmo Vaccaro del Pd propone invece un programma di interventi 'verdi' che coinvolga i due terzi degli edifici pubblici, comprese le sedi istituzionali, le scuole, gli ospedali e gli uffici. Si tratterebbe di interventi per il risparmio e l'efficienza energetica in grado di ridurre di un terzo la quantità di energia consumata, sviluppando al tempo stesso l'utilizzo di fonti rinnovabili per soddisfare il 30% del fabbisogno energetico. Una soluzione, sottolinea il parlamentare del Pd, che garantirebbe una sostanziosa crescita delle imprese del settore con un aumento degli occupati, valutabile in 300mila posti in più a regime.
Anche il Pdl, con la proposta del deputato Gaetano Nastri, punta al risparmio energetico fra le mura domestiche e negli edifici pubblici. Prevedendo, ad esempio, che sin dalla fase progettuale le nuove costruzioni siano dotate di regolatori ambientali della temperatura per gestire con più raziocinio i consumi. Un obbligo, questo, vincolante per la concessione edilizia o la certificazione di abitabilità ed agibilità degli edifici.
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martedì 8 giugno 2010
Parlamento ed energia
A differenza del nucleare, risparmio energetico ed energie rinnovabili sembrano mettere d'accordo maggioranza e opposizione in Parlamento, concordi sulla necessità di sviluppare le fonti energetiche alternative per ridurre la costosa dipendenza dal petrolio, e di favorire consumi più 'intelligenti', soprattutto nei settori dell'edilizia pubblica e privata. Tra Camera e Senato sono undici le proposte di legge presentate da maggioranza e opposizione per favorire il risparmio energetico e garantire un approvvigionamento energetico alternativo, rispetto a petrolio, gas e carbone, attraverso l'utilizzo delle biomasse e lo sviluppo delle fonti rinnovabili. D'altronde, secondo quanto stabilito a livello comunitario, nel 2020 il 17% del consumo finale lordo di energia per l'Italia dovrà provenire da fonti rinnovabili; pertanto il nostro Paese dovrà triplicare la quota di rinnovabili consumate da 7,1 Mtep nel 2005 a 22,25 Mtep nel 2020.
L'altro versante su cui puntano maggioranza e opposizione è quello dell'efficienza energetica, a cominciare dall'ottimizzazione dei consumi domestici. Dagli anni '90 in poi, dice il senatore del Pd Roberto Della Seta, l'Italia ha smesso di investire in efficienza, facendosi scavalcare da molti Paesi europei, con conseguenze negative sotto il profilo ambientale ed economico. Da qui la proposta di semplificare le procedure di autorizzazione per l'installazione di impianti energetici alimentati da fonti rinnovabili, prevedere incentivi al consumo per l'acquisto di elettrodomestici ad elevata efficienza energetica, obbligare il gestore della rete elettrica a garantire la capacità della rete stessa di ricevere l'elettricità prodotta da fonti rinnovabili, considerare gli impianti che producono energia da fonti rinnovabili alla stregua di strutture di pubblica utilità, esentandoli dalla tassazione comunale.
mercoledì 19 maggio 2010
Buone notizie dall'UE per le case a risparmio energetico
Il Parlamento Europeo ha approvato ieri una direttiva importante che per noi è una buona notizia, anche perchè pare davvero ben concepita. Tutti gli edifici costruiti nell’Unione Europea dovranno infatti rispettare più elevati standard di risparmio energetico.
La nuova direttiva stabilisce i requisiti minimi per la prestazione energetica degli immobili nuovi e la loro applicazione per gli edifici esistenti. Gli Stati membri dovranno adottare misure atte a raggiungere requisiti di rendimento energetico a costi ottimali e secondo la metodologia comparativa. Tutti gli edifici dovranno possedere elevati standard di risparmio energetico e dovranno essere alimentati in larga misura con forme di energia rinnovabili. Una volta tanto, e vediamo se sarà così davvero, gli edifici delle autorità pubbliche dovranno dare l’esempio partendo due anni prima. Una parte dei finanziamenti per queste innovazioni arriverà proprio dall'UE.
Allo stesso tempo, la spesa energetica degli immobili esistenti dovrà essere migliorata nel corso di eventuali lavori di ristrutturazione: i proprietari saranno infatti incentivati a installare contatori "intelligenti” e a sostituire gli impianti di riscaldamento, per l’acqua calda e la climatizzazione con soluzioni ad alta efficienza come le pompe di calore. Davvero una buona notizia. Quella cattiva è che ci vorrà un po' di tempo: la direttiva infatti riguarda gli edifici costruiti dalla fine del 2020.
martedì 18 maggio 2010
La ventilazione nelle case a risparmio energetico
Ieri scrivevo riguardo alla casa passiva, ed ho pensato di approfondire un dettaglio del sistema, ovvero la ventilazione controllata che permette di recuperare energia:
I sistemi di ventilazione controllata sono impianti che consentono di gestire il ricambio dell'aria di un ambiente con l'esterno, senza l'apertura di finestre o porte ma tramite condotte di ventilazione forzata, collegate con gli ambienti interni da aspiratori (per la rimozione dell'aria viziata o inquinata) e da diffusori (per l'immissione di aria nuova). L'aria fresca che arriva dall'esterno viene fatta passare attraverso uno scambiatore di calore, che assorbe calore dall'aria di scarico e lo trasferisce all'aria in ingresso. L'efficacia di questi dispositivi è tale che, con una temperatura dell'aria in ingresso di 0° ed una temperatura dell'aria in uscita di 20°, si riesce ad ottenere aria ad oltre 16° che viene convogliata all'interno dell'abitazione. Se poi l'aria in ingresso viene fatta passare attraverso tubazioni sotterranee poste ad una profondità di circa 3-4 metri, si ottiene in inverno un ulteriore guadagno di qualche grado: quando ad esempio la temperatura esterna è di -10°C, il passaggio attraverso le condutture sotterranee la porta a circa 6°C prima di arrivare allo scambiatore di calore!
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